“Se, quando ero studente di ingegneria, qualcuno mi avesse detto quanto sarebbe stato affascinante studiare questa disciplina, probabilmente gli avrei risposto con scetticismo. Oggi, da professore, ho una prospettiva diversa: credo che lo studio dell’ingegneria non consista tanto nello scoprire continuamente qualcosa di nuovo, quanto nel riconoscere e valorizzare ciò che si è già appreso, mettendolo in relazione con problemi reali e obiettivi concreti”.
In questa intervista per la Società Italiana di Elettronica, Antonio Orlandi, professore all’Università degli Studi dell’Aquila, introduce una riflessione sul valore della formazione ingegneristica e sul legame sempre più stretto tra teoria e applicazione. Da anni impegnato nella ricerca e nella didattica nel campo dell’elettronica, il docente si occupa in particolare di integrità del segnale e compatibilità elettromagnetica, due aspetti fondamentali per la progettazione dei sistemi elettronici moderni.
“Il mio insegnamento non introduce concetti diversi da quelli trattati dai miei colleghi: il valore aggiunto è mostrare come collegarli tra loro e come utilizzarli per raggiungere un obiettivo concreto. L’evoluzione delle prestazioni dei sistemi digitali ha infatti reso questi temi sempre più centrali, fino a farli diventare un passaggio obbligato nella progettazione di dispositivi e infrastrutture elettroniche avanzate. Nell’industria moderna, ad esempio, non è più possibile progettare hardware ad alte prestazioni senza tenere conto sia della compatibilità elettromagnetica sia dell’integrità del segnale. Sono due ambiti che nascono distinti, ma che oggi, nella pratica della progettazione, convergono sempre di più fino a diventare parte di una stessa visione ingegneristica”.
Dalla compatibilità elettromagnetica all’integrità del segnale
Il professor Orlandi racconta che la sua attività di ricerca prende avvio proprio dalla compatibilità elettromagnetica, disciplina che studia il comportamento dei sistemi elettrici ed elettronici in relazione ai campi elettromagnetici da loro emessi non intenzionalmente.
“La compatibilità elettromagnetica è una disciplina che studia come i sistemi elettrici ed elettronici, pur non essendo progettati per farlo, generino campi elettromagnetici indesiderati. È un po’ come il calore: durante il funzionamento, anche una videochiamata o un computer producono inevitabilmente emissioni che possono interferire con altri dispositivi, come ad esempio un telefono cellulare. Questa materia entra nei percorsi formativi degli ingegneri elettronici italiani negli anni ’80, importata dall’esperienza statunitense. Per circa dieci anni mi occupo proprio di questi temi, anche attraverso un periodo di lavoro negli Stati Uniti, ed è in quel contesto che inizia a emergere con forza il tema dell’integrità del segnale digitale. Per spiegare questo concetto faccio spesso un esempio semplice: la cifra più significativa del nostro conto corrente viaggia attraverso sistemi elettronici, e non saremmo affatto contenti se, per un errore, passasse da 1 a 0, con gravi conseguenze. Per evitare che questo accada, è necessario progettare sistemi capaci di essere resilienti, sia rispetto ai disturbi esterni sia rispetto ai propri effetti interni. Così come una persona può farsi male da sola, anche i circuiti elettronici, diventando sempre più complessi e performanti, possono generare problemi al proprio funzionamento se non adeguatamente progettati. Esiste infatti un rapporto diretto tra prestazioni e integrità del segnale: più un sistema è veloce e performante, più aumenta la probabilità che il segnale venga distorto o corrotto. Di conseguenza, maggiore è la qualità richiesta ai dispositivi più diventa necessario introdurre contromisure progettuali adeguate”.
Nei primi anni 2000, contemporaneamente ma indipendentemente dal Politecnico di Torino, il prof. Orlandi avvia i primi corsi di integrità del segnale all’Aquila, e nel tempo questa disciplina diventa materia obbligatoria in molti atenei italiani.
“Il bello di questa disciplina è che mette insieme tutte le competenze di un ingegnere elettronico. È una materia tipicamente inserita nella laurea magistrale, perché di natura applicativa e fortemente interdisciplinare: richiede solide basi teoriche e, allo stesso tempo, la capacità di integrarle. Una volta inserita nel percorso formativo, diventa un punto di sintesi in cui lo studente mette in gioco gran parte delle conoscenze acquisite durante il suo percorso di studi”.
Modelli e tecniche per salvaguardare l’integrità del segnale
Secondo il prof. Orlandi, l’integrità del segnale non è un dettaglio secondario, ma un elemento fondamentale che rende possibile il funzionamento dell’elettronica moderna ad alte prestazioni.
“L’integrità del segnale è, in un certo senso, ciò che sta dietro all’elettronica moderna. Un sistema elettronico viene progettato secondo determinati criteri teorici, ma poi deve diventare qualcosa di fisico: piste di rame su un circuito stampato, su cui scorrono segnali, cioè flussi di elettroni. È proprio in questa transizione tra progetto e realizzazione che entra in gioco l’integrità del segnale. Cinquanta anni fa questo tema non era così rilevante, perché i segnali viaggiavano a frequenze molto più basse e le prestazioni richieste erano inferiori. Oggi, invece, il passaggio dalla progettazione alla realizzazione richiede una serie di accorgimenti che vengono proprio studiati e insegnati nell’ambito dell’integrità del segnale. Per dare un’idea dell’importanza di questa disciplina, basti pensare che aziende come Google impiegano circa 10.000 ingegneri in tutto il mondo dedicati esclusivamente all’integrità del segnale dei propri sistemi. Google non vende computer, ma li progetta e li costruisce per uso interno, con l’obiettivo di garantire che le ricerche degli utenti restituiscano risultati in tempi immediati. Questo livello di prestazioni è possibile solo grazie a un’enorme attenzione alla progettazione elettronica e al controllo del segnale. Un altro esempio è quello delle console da gioco, come la PlayStation: si tratta, di fatto, di computer ad alte prestazioni ottimizzati per la grafica e il video in alta risoluzione. Se le schede elettroniche non fossero progettate tenendo conto dell’integrità del segnale, non sarebbe possibile garantire la qualità e la fluidità dell’esperienza di gioco che oggi diamo per scontata”.
Il professore entra poi nel dettaglio degli strumenti progettuali alla base dell’integrità del segnale, spiegando come l’evoluzione della complessità elettronica abbia reso indispensabile l’uso di modelli numerici e tecniche di simulazione avanzate per affrontare problemi che non possono più essere risolti solo con i tradizionali approcci analitici.
“Per garantire l’integrità del segnale è necessario introdurre delle contromisure progettuali precise: si tratta, in molti casi, di dimensionare correttamente soluzioni tecniche che devono essere accurate al millimetro, al decibel, in alcuni casi quasi al ‘milligrammo’ se si vuole usare un’immagine efficace. In altre parole, la progettazione diventa estremamente fine e sensibile. In alcune situazioni questo può essere fatto con ragionamenti analitici e semplificazioni, ma molto spesso non è sufficiente. È qui che entrano in gioco i modelli numerici: si prende un insieme di equazioni complesse che descrivono il comportamento elettromagnetico del sistema e le si affida a strumenti di calcolo che, tramite tecniche numeriche, le risolvono. Il risultato non è solo teorico, ma fornisce all’ingegnere i parametri necessari per progettare e implementare le soluzioni concrete in modo efficace. Negli anni mi è capitato spesso di lavorare, con i miei collaboratori e colleghi, su circuiti stampati che, pur essendo stati progettati seguendo tutte le regole note, non funzionavano correttamente in determinate condizioni di stress. In quei casi era necessario un lavoro di analisi approfondita per capire dove si fosse nascosto il problema. È stata un’esperienza molto interessante, ma anche sfidante, perché richiede di andare oltre la progettazione standard e di interpretare il comportamento reale del sistema. Le tecniche di analisi, inoltre, evolvono continuamente insieme alla tecnologia. Si tratta infatti di strumenti fortemente applicativi: una soluzione che funzionava vent’anni o anche solo venticinque anni fa per un certo tipo di problema oggi potrebbe non essere più adeguata per sistemi elettronici moderni, molto più complessi e performanti. L’ingegneria, in questo senso, è una disciplina che deve aggiornarsi costantemente insieme ai sistemi che progetta”.
Infine, per affrontare questi problemi è necessario un approccio integrato tra elettronica, chimica e meccanica che devono lavorare insieme per costruire il futuro dei sistemi tecnologici.
“In questo senso, l’università non è un’entità separata, ma una componente fondamentale del sistema industriale. Il nostro Paese è tecnologicamente avanzato, ma spesso fatica perché investe meno sull’università rispetto ad altri contesti internazionali, dove il legame tra formazione e ricerca industriale è più strutturato e continuo. Credo che un’opportunità importante possa arrivare direttamente dalle aziende comunicando in modo chiaro le opportunità professionali ai laureandi e ai neolaureati. Quando questa comunicazione è efficace, i ragazzi riescono a vedere percorsi concreti e si orientano in modo naturale verso determinate scelte. In altri settori, ad esempio, esistono aziende che stipulano convenzioni con le università impegnandosi ad assumere giovani laureati: in questi casi gli studenti percepiscono subito una prospettiva chiara dopo la laurea e si indirizzano con decisione verso quel percorso. È questo tipo di connessione tra formazione e mondo del lavoro che rende davvero efficace il sistema”.


