“L’ingegnere elettronico ha una preparazione molto ampia, che gli permette di acquisire competenze diverse e spendibili in tanti contesti. Può lavorare nella progettazione di circuiti e sistemi elettronici, o essere coinvolto in progetti dove l’elettronica gioca un ruolo fondamentale, come nell’automazione, nell’High Performance Computing o nelle tecnologie aerospaziali. In un mondo in continua e rapida evoluzione tecnologica, a differenza di chi si specializza in un solo ambito molto ristretto, l’ingegnere elettronico è più protetto dai cambiamenti del mercato, perché la sua versatilità gli consente di adattarsi facilmente e trovare sempre nuovi sbocchi professionali”.
A raccontarlo è il Professor Piero Olivo, docente di Ingegneria Elettronica all’Università di Ferrara e socio fondatore di Active Technologies, una delle principali aziende europee nel settore della strumentazione elettronica. In questa intervista per la Società Italiana di Elettronica, lo abbiamo incontrato per parlare del ruolo sempre più centrale dell’elettronica e di come stia cambiando il mondo del lavoro per i giovani ingegneri.
“L’elettronica è ovunque. Oggi si sta investendo molto, in settori diversificati, dall’agricoltura di precisione al quantum computing, dal biomedicale alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Sono ambiti in forte crescita dove le tecnologie elettroniche stanno portando innovazioni fondamentali. Questo rende la figura dell’ingegnere elettronico estremamente versatile e pronta ad affrontare sfide sempre nuove”.
Active Technologies: da spin-off a società privata
Il professor Olivo ci ha raccontato la nascita di Active Technologies, inserita dal Financial Times tra le 1.000 aziende europee con la maggiore crescita negli ultimi 3 anni.
“Negli anni 2000, l’Università di Ferrara ha avviato un importante progetto per la creazione di spin-off accademici. In quel periodo, insieme a un mio dottorando, stavo portando avanti una ricerca sui sistemi di misura per la caratterizzazione e il collaudo delle memorie non volatili, quelle che nei computer hanno progressivamente sostituito gli hard disk. Abbiamo iniziato a sviluppare uno strumento innovativo e lo abbiamo presentato in diverse realtà. Una delle prime tappe è stata STMicroelectronics, dove abbiamo mostrato le potenzialità del nostro dispositivo. Il riscontro è stato immediato: riuscivamo a effettuare misure in pochi secondi, laddove gli strumenti commerciali dell’epoca impiegavano anche 15 minuti”.
Le memorie non volatili sono presenti in tantissimi dispositivi, dai computer agli smartphone, passando per fotocamere e chiavette USB. Il prof. Olivo ha spiegato che la loro caratteristica principale è che conservano le informazioni anche quando non sono alimentate elettricamente. Proprio per questo motivo sono ideali per immagazzinare grandi quantità di dati in modo stabile e duraturo.
“Lo strumento che avevamo sviluppato ha attirato subito l’attenzione: è stato al centro di numerose pubblicazioni scientifiche e alcune aziende hanno iniziato a suggerirci l’idea di portarlo sul mercato. Così, unendo da una parte la nostra attività di ricerca, che ci stava già portando verso la realizzazione di un sistema di misura, e dall’altra l’opportunità offerta dal progetto universitario sugli spin-off, abbiamo deciso di fare il passo. Insieme a un altro studente, nel 2003 abbiamo fondato la società. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: progettare e commercializzare, ma non produrre direttamente, un sistema avanzato per la caratterizzazione e il collaudo di memorie non volatili”.
I primi anni sono stati molto positivi per Active Technologies che è entrata subito in contatto con aziende che avevano bisogno di strumenti innovativi e questo le ha permesso di crescere rapidamente. Nel 2007, la società ha completato il suo percorso di spin-off universitario ed è diventata a tutti gli effetti un’impresa privata.
“Poi, come molte altre realtà, abbiamo affrontato un momento difficile con la crisi economica del 2009-2010. In quel periodo, le grandi aziende europee di semiconduttori hanno cessato la produzione di memorie non volatili, segnando una battuta d’arresto per l’intero settore. Fortunatamente, uno degli aspetti distintivi dei nostri strumenti era una componente che generava segnali, ossia creava correnti e tensioni variabili nel tempo, in modo controllato dal progettista. Questo è fondamentale perché il progettista ha bisogno di testare come un dispositivo reagisce a specifiche sollecitazioni, per valutarne le prestazioni o l’affidabilità. Questa piccola parte del nostro strumento è stata cruciale per il successo dell’azienda. Infatti, con la crisi, il focus si è spostato verso la progettazione di generatori di forme d’onda, ovvero sistemi in grado di generare correnti e tensioni con variazioni temporali programmate dall’utilizzatore. Questi sistemi permettono al progettista di simulare il comportamento reale di un apparato elettronico durante il suo funzionamento, rispondendo così a una necessità crescente in diversi ambiti, dalla “big physics” ai dispositivi a semiconduttore.
Anche il COVID-19 ha avuto un impatto positivo per l’azienda perché ha cambiato radicalmente il modo di interagire con i clienti. Prima la presentazione degli strumenti avveniva tramite distributori che si recavano fisicamente dal cliente per mostrare i prodotti. Con l’introduzione delle video chiamate ampiamente adottate durante la pandemia, è stato possibile instaurare un rapporto diretto tra il cliente, i ricercatori e l’azienda, rendendo la comunicazione più immediata e agile, permettendo di effettuare presentazioni calibrate sulle specifiche esigenze del cliente.
L’ingegnere elettronico in Active Technologies
Abbiamo chiesto al prof. Olivo di descriverci il percorso di un ingegnere elettronico all’interno di un’azienda come Active Technologies.
“L’azienda è relativamente piccola, composta da un team di 14 ingegneri elettronici che lavorano su progetti tecnologici di frontiera. Chi entra a far parte del team non è ancora in grado di progettare a quel livello, ma all’interno dell’azienda ha la possibilità di crescere professionalmente. Per farlo, è fondamentale avere una grande passione per l’elettronica e comprendere che, nel nostro campo, l’ingegnere elettronico trascorre il 70% del suo tempo progettando sistemi elettronici, facendo un uso intensivo di computer e software. Questo significa che, oltre a conoscere l’elettronica di base, competenza che si acquisisce principalmente in università, è essenziale avere solide capacità di programmazione. Viviamo in un mondo in continua evoluzione e, per questo, non c’è mai il rischio di restare fermi facendo sempre lo stesso lavoro. Le attività sono altamente variabili, stimolanti e mai ripetitive, il che rende questo lavoro dinamico e affascinante”.
Attualmente, Active Technologies sta lavorando a nuovi progetti di frontiera anche grazie all’avvio di un dottorato di ricerca finanziato dall’azienda.
“Il valore aggiunto di una piccola società di progettazione non sono le macchine, ma le persone. La nostra è una crescita lenta perché solo se attiviamo nuovi progetti rimaniamo competitivi e cresciamo come numero. Più o meno abbiamo una persona nuova ogni anno con un background legato alla progettazione”.
L’intervista del Prof. Olivo si è conclusa con un’importante riflessione sull’elettronica che spesso viene percepita dai giovani come un percorso di studi difficile da affrontare.
“La maggior parte degli studenti che intraprendono questo percorso proviene da istituti tecnici con indirizzo elettronico, mentre il liceo scientifico, un tempo bacino importante, ha perso il contatto con questa disciplina. Ingegneria elettronica è un corso di laurea dinamico, che non si limita alla teoria, ma si concentra sulle applicazioni pratiche. Nel corso degli studi, uno studente deve approfondire l’elettromagnetismo, la robotica, le telecomunicazioni, l’informatica e deve completare l’intero ciclo di studi per diventare un professionista completo.
Per attirare nuovi studenti si deve intervenire presso le scuole allargando il discorso alle famiglie: è importante far comprendere che, sebbene gli anni di studio siano impegnativi, il percorso in ingegneria elettronica offre sbocchi professionali sicuri e stimolanti. Non esistono “cervelli in fuga” per mancanza di lavoro nel campo dell’ingegneria elettronica: la domanda di professionisti è in continua crescita e non viene soddisfatta dai pochi ingegneri elettronici che ogni anno concludono gli studi universitari.
Sarebbe fondamentale una grande campagna di sensibilizzazione, sponsorizzata dalle grandi associazioni di categoria, per far conoscere le difficoltà incontrate dalle aziende nel reperire ingegneri elettronici e le grandi opportunità, sia come “quantità” che come “qualità”, delle opportunità occupazionali”.


