Percentuale di donne e uomini ingegneri

Figura — Percentuale di donne e uomini nei percorsi ingegneristici europei: dai livelli formativi (laurea e dottorato) alle posizioni accademiche. Il grafico mostra la progressiva riduzione della presenza femminile man mano che si avanza nella carriera universitaria, evidenziando il fenomeno della “leaky pipeline” nelle STEM.

Un paradosso globale: molte laureate, poche ingegnere

Il divario di genere nelle discipline ingegneristiche è una delle questioni più rilevanti per il futuro della scienza, della tecnologia e della competitività economica del nostro Paese. Nonostante l’aumento generale delle donne nei percorsi universitari, l’ingegneria continua a rimanere un territorio poco popolato dal talento femminile. Si tratta di un problema complesso, che ha radici storiche e culturali, ma anche conseguenze molto concrete sul sistema produttivo e sulla capacità innovativa dell’Italia e dell’Europa.

Se guardiamo ai numeri complessivi dell’istruzione superiore, la presenza femminile non è mai stata così alta. A livello mondiale, le donne rappresentano oltre il 50% dei laureati triennali e magistrali; in Europa arrivano addirittura al 59% dei laureati magistrali (Eurostat, 2022). Eppure, quando si passa ai dottorati, la percentuale comincia già a diminuire: secondo le She Figures 2022, le donne scendono al 48,5% dei PhD.

Il calo si fa più evidente quando si entra nell’area ingegneristica. Nei Paesi OCSE, soltanto una persona su tre tra i laureati in ingegneria è donna, mentre in informatica si scende addirittura a una su cinque. Anche il quadro europeo conferma questa tendenza: in Germania, Canada e Stati Uniti la percentuale di donne laureate in ingegneria si ferma intorno al 19%, mentre alcuni Paesi come Danimarca e Cipro raggiungono valori più elevati, fino al 38–50% (Eurostat, 2022).

L’Italia segue questo andamento: pur mostrando miglioramenti in alcune discipline, le donne continuano a rappresentare una minoranza nei corsi ingegneristici più tecnici, in particolare quelli legati all’elettronica (solo il 17% dei laureati è donna), alle telecomunicazioni e alle tecnologie dell’informazione.

La “leaky pipeline”: perché le donne si disperdono lungo il percorso

Una delle criticità più rilevanti è ciò che la letteratura internazionale definisce “leaky pipeline”, la “tubazione che perde”: una metafora che descrive la progressiva scomparsa delle donne man mano che si avanza nella carriera accademica o professionale.

Le She Figures 2022 mostrano come, già dalla transizione tra laurea e dottorato, la presenza femminile inizi a diminuire, fino a diventare nettamente minoritaria nei ruoli di ricercatrici senior e ancor più nelle posizioni di professoresse ordinarie, direzione di dipartimenti, enti di ricerca o imprese tecnologiche.

Il risultato è un sistema che non solo perde competenze preziose, ma compromette anche la diversità cognitiva necessaria per affrontare problemi complessi. In ingegneria, dove la capacità di innovare richiede punti di vista differenti, la mancanza di equilibrio di genere rappresenta un limite reale alla creatività e alla competitività.

Perché colmare il gender gap conviene a tutto il sistema Paese

Gli studi più autorevoli concordano: aumentare la presenza femminile nelle STEM fa bene all’economia e all’innovazione. Il World Economic Forum ricorda che i team diversificati sono più performanti, prendono decisioni migliori e producono soluzioni più creative.

Sul piano macroeconomico, i benefici sono enormi. Il WEF stima che una piena inclusione delle donne nei settori tecnico-scientifici potrebbe generare entro il 2050 oltre 1,2 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa, contribuendo a incrementare il PIL europeo di circa 800 miliardi di euro.

L’EIGE – European Institute for Gender Equality colloca l’Italia a 69 punti nel Gender Equality Index, leggermente sotto la media UE. È una fotografia che parla chiaro: la nostra economia cresce meno anche perché sfrutta solo in parte il potenziale femminile.

Perché il divario non si chiuderà spontaneamente

Alcuni ritengono che la disparità si colmerà spontaneamente, col tempo; ma i dati dimostrano il contrario. Il Global Gender Gap Report 2024 indica che, con i ritmi attuali, serviranno oltre 150 anni per raggiungere la piena parità di genere in termini di partecipazione economica e opportunità.

Aspettare significa rinunciare a decenni di crescita, innovazione e competitività. Significa accettare che la carenza di competenze nelle STEM — già oggi una delle emergenze più gravi per imprese, enti di ricerca e università — continui ad aggravarsi. E significa soprattutto perdere il contributo di migliaia di giovani donne che potrebbero portare nuove idee, nuove visioni, nuovi approcci nei settori tecnologici di frontiera.

Cosa stanno facendo i Paesi che affrontano il problema

Per accelerare il cambiamento, diversi Paesi hanno adottato politiche mirate. Negli Stati Uniti, il programma NSF ADVANCE sostiene l’inclusione femminile nella ricerca accademica. In Europa, la parità di genere è entrata in modo strutturale in Horizon Europe, dove la partecipazione ai bandi richiede spesso un Gender Equality Plan istituzionale. La Direttiva UE 2022/2381 spinge invece per raggiungere il 40% di donne nei consigli di amministrazione delle grandi aziende entro il 2026.

Anche il mondo dell’istruzione sta intervenendo in modo più incisivo. Scuole che nominano un gender champion, docenti formati a riconoscere bias inconsci, laboratori scientifici progettati per essere inclusivi, role model femminili più visibili nelle discipline STEM: tutti elementi che, quando integrati, producono un miglioramento misurabile nell’orientamento delle studentesse.

Il ruolo delle istituzioni, delle università e delle imprese

La riduzione del gender gap richiede una trasformazione culturale, ma anche misure pratiche. Le istituzioni scolastiche e universitarie possono lavorare su processi di selezione più trasparenti e inclusivi, sulla promozione di leadership femminili, sulla garanzia della parità salariale e sulla creazione di ambienti di lavoro sicuri e rispettosi.

Anche il mondo industriale ha una responsabilità importante: favorire modelli organizzativi che rispettino il work–life balance, sostenere programmi di mentoring e rendere più visibili le professioniste che ricoprono ruoli tecnici e manageriali nei settori ICT e ingegneristici.

Si tratta di azioni che non richiedono investimenti impossibili, ma che producono benefici concreti: più retention, più produttività, più innovazione.

Le nuove generazioni e la costruzione di percorsi solidi

Le giovani ingegnere hanno oggi a disposizione strumenti che possono rendere più efficace il loro percorso professionale: networking, visibilità scientifica, partecipazione a community tecniche, accesso a programmi internazionali di mentoring. Tra le iniziative più attive a livello globale c’è IEEE Women in Engineering (WIE), una rete che offre supporto, formazione e opportunità di crescita ad aspiranti ingegnere e ricercatrici.

Il talento femminile, quando trova un ecosistema favorevole, dimostra rapidamente il proprio valore. La sfida, dunque, non è convincere le donne ad essere adatte all’ingegneria: è costruire un sistema che sia finalmente adatto alle donne.

L’impegno della SIE per un futuro STEM più equo e inclusivo

La riduzione del gender gap nelle discipline ingegneristiche non è soltanto una sfida culturale, ma una priorità strategica per il Paese. Per questo la Società Italiana di Elettronica (SIE) è fortemente impegnata nel promuovere una maggiore partecipazione femminile non solo nell’Ingegneria Elettronica, ma in tutte le discipline STEM.

Questo impegno si traduce in azioni concrete di informazione e comunicazione, rivolte sia alla comunità scientifica sia alla società civile, con particolare attenzione alle scuole: un luogo decisivo in cui si formano gli interessi, le aspirazioni e le competenze delle nuove generazioni. Attraverso campagne, incontri, materiali divulgativi e momenti di confronto pubblico, la SIE lavora per rendere visibili i percorsi professionali dell’ingegneria, superare gli stereotipi e favorire l’accesso delle ragazze ai settori tecnologici.

A questo si aggiunge il lavoro, svolto insieme alle altre società scientifiche dell’area ICT, per la redazione del Documento Programmatico Unitario del settore ICT, attualmente in fase di elaborazione. Il documento definirà linee guida strategiche rivolte ai decisori politici e conterrà raccomandazioni specifiche dedicate proprio alla parità di genere: dall’orientamento scolastico alla formazione universitaria, dalle politiche di reclutamento alla valorizzazione della leadership femminile nella ricerca e nell’industria tecnologica.