Ragazze si avvicinano alle STEM e all'elettronica

“Nonostante i progressi degli ultimi anni, le donne rimangono nettamente poco rappresentate in numerosi ambiti delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), compreso il settore dell’automazione e dei controlli automatici. Ridurre questo divario significa creare opportunità concrete affinché sempre più ragazze possano avvicinarsi a questi percorsi”.

Questo il messaggio che Damiano Varagnolo, professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria Cibernetica della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim e tra i fondatori dell’iniziativa Girls in Control, ha condiviso con la Società Italiana di Elettronica nel corso di una recente intervista. Oltre alla ricerca nel settore dei controlli automatici, Damiano Varagnolo è da anni impegnato nella formazione e nella divulgazione scientifica. Una parte importante della sua attività è dedicata a progetti rivolti alle nuove generazioni, finalizzati a stimolare la curiosità verso le discipline STEM e a favorire una maggiore partecipazione, in particolare femminile, ai percorsi scientifici e tecnologici.

“Con alcuni colleghi abbiamo iniziato a riflettere sulla progressiva perdita di interesse di molti giovani e molte giovani verso le materie STEM durante il percorso scolastico. Per le bambine, in particolare, la possibilità di incontrare modelli positivi e figure di riferimento durante gli anni più importanti della crescita può avere un ruolo determinante. Ci siamo resi conto che non era sufficiente limitarsi a discutere del problema, ma era necessario provare a costruire delle opportunità concrete. Da questa consapevolezza è nata l’iniziativa “Girls in Control”, un progetto avviato inizialmente su base volontaria da un gruppo di ricercatori e docenti. Siamo partiti tra colleghi e amici, quasi come una piccola sperimentazione, ma nel tempo sempre più persone hanno scelto di partecipare e contribuire alla crescita del progetto. L’obiettivo era creare occasioni di incontro diretto con la tecnologia attraverso attività pratiche e laboratori di programmazione, offrendo alle ragazze la possibilità di esplorare in prima persona il potenziale dell’ingegneria e delle discipline STEM”.

Le attività sono organizzate sotto forma di mini-workshop, spesso in occasione di importanti conferenze scientifiche internazionali, ma anche su richiesta di scuole e organizzazioni locali. Inizialmente gli incontri si sono svolti esclusivamente online, ma oggi molti si tengono anche in presenza.

“I workshop di Girls in Control si rivolgono principalmente a due fasce d’età considerate particolarmente significative: dagli 8 agli 11 anni e dai 12 ai 14 anni. L’obiettivo non è quello di trasmettere nozioni tecniche complesse, ma piuttosto aiutare le partecipanti a sviluppare fiducia nelle proprie capacità e a percepirsi come protagoniste nella creazione e nell’utilizzo della tecnologia. Durante il workshop, le ragazze vengono introdotte ai principi fondamentali della teoria del controllo attraverso materiali didattici e video divulgativi, per poi confrontarsi su esempi concreti di sistemi di controllo presenti nella vita quotidiana, come la regolazione della temperatura dell’acqua durante la doccia o il mantenimento dell’equilibrio mentre si sta su una sola gamba. Una parte centrale dell’esperienza è dedicata all’utilizzo di Scratch, un linguaggio di programmazione visuale che consente alle partecipanti di realizzare i loro primi sistemi di controllo applicati a un gioco o a un progetto ideato e sviluppato da loro stesse. Il vero punto di forza di Girls in Control è la combinazione tra apprendimento pratico e confronto con modelli professionali femminili: incontrare donne che lavorano nel settore permette alle ragazze di immaginare il proprio futuro nella tecnologia e di scoprire quanto questi ambiti possano essere creativi, stimolanti e ricchi di sfide. Inoltre, vedere concretamente il risultato del proprio lavoro, costruito in tempi brevi con strumenti accessibili, contribuisce a rafforzare la loro curiosità e la consapevolezza delle proprie capacità”.

Damiano Varagnolo ci ha spiegato che numerosi studi indicano che proprio tra la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado molti giovani iniziano progressivamente ad allontanarsi dalle discipline scientifiche. Una tendenza che potrebbe essere contrastata attraverso attività pratiche e coinvolgenti.

“Oggi disponiamo di strumenti tecnologici estremamente economici che permettono di realizzare progetti affascinanti. Con pochi euro si può acquistare una piccola pompa, collegarla a un microcontrollore e a un sensore di umidità e programmare il tutto con strumenti intuitivi come Scratch. In questo modo anche i bambini possono costruire un semplice sistema automatico per irrigare le piante di casa. L’aspetto più importante è proprio la concretezza dell’esperienza. Infatti, quando i ragazzi vedono che ciò che hanno costruito con le proprie mani funziona davvero, si appassionano. Non si tratta di sostituire i programmi scolastici, ma di dedicare una parte del tempo a laboratori che consentano di vedere immediatamente l‘applicazione pratica di concetti scientifici e tecnologici. Gli insegnanti fanno un lavoro straordinario, ma spesso non hanno ricevuto una formazione specifica che permetta loro di sfruttare pienamente le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Oggi i bambini crescono circondati da dispositivi digitali, ma raramente vengono guidati a comprenderne il funzionamento o a utilizzarli in modo creativo”.

Varagnolo sottolinea l’importanza di valorizzare maggiormente il ruolo degli insegnanti e di promuovere iniziative di divulgazione. I numeri sono incoraggianti ma ancora limitati rispetto alle necessità. Girls in Control, per esempio, coinvolge circa un centinaio di ragazze in Italia e oltre duemila nel mondo ogni anno.

“Sono numeri importanti, ma ancora insufficienti. Come società scientifiche dovremmo impegnarci di più per portare esempi concreti e motivanti ai giovani. In questo percorso, le università, le scuole, gli enti di ricerca e le aziende dovrebbero collaborare maggiormente. Per esempio, le università potrebbero aprirsi ancora di più al territorio. Penso agli open day rivolti alle scuole primarie o alle attività laboratoriali organizzate in luoghi come l’Orto Botanico di Padova, dove i bambini possono fare esperienze dirette. I giovani devono poter toccare con mano la scienza. Le aziende potrebbero mettere a disposizione spazi, risorse e sponsorizzazioni. Insomma, la scienza dovrebbe uscire dai laboratori e diventare parte della vita quotidiana delle persone. Solo così possiamo costruire una società più consapevole e più vicina all’innovazione”.

Damiano Varagnolo conclude sottolineando che l’obiettivo di “Girls in Control” è continuare a crescere, coinvolgendo sempre più persone per offrire a un numero sempre più alto di ragazze e ragazzi l’opportunità di scoprire che la scienza e la tecnologia possono essere creative, divertenti e utili.