Intervista ad Alessandro Cremonesi, Chief Innovation Officer di STMicroelectronics

 

In un mondo sempre più guidato dall’innovazione tecnologica, la necessità di stimolare l’interesse e l’iscrizione a corsi di laurea in ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) diventa cruciale per mantenere la competitività di un Paese. Durante il Technology Day di Neapolis Innovation a novembre 2023 ad Arzano (NA), la Società Italiana di Elettronica (SIE) ha avuto l’opportunità di ascoltare l’intervento di Alessandro Cremonesi, Chief Innovation Officer di STMicroelectronics, riguardo le strategie per promuovere l’educazione STEM in Italia, in particolare in Ingegneria Elettronica. Abbiamo così deciso di intervistarlo, per esplorare idee e visioni su come colmare il divario tra formazione e innovazione, e come una collaborazione tra il mondo dell’istruzione, le imprese e le istituzioni possa stimolare una nuova generazione di talenti STEM.

 

Dr. Cremonesi, come è iniziato il suo viaggio nell’ingegneria elettronica e come questo ha influenzato la sua carriera in STMicroelectronics?

Ho scelto l’ingegneria elettronica per passione, anche se allora non esistevano i circuiti elettronici come li conosciamo oggi, e un po’ per caso. Da bambino trafficavo con tutto ciò che trovavo. L’elettronica era agli albori e non sapevo ancora cosa fosse; conoscevo più l’elettrotecnica. Ho incontrato professori bravissimi che mi hanno dato ottime basi. Ero un elettronico analogico e mi sono laureato con una tesi di laurea in optoelettronica con applicazioni in bioingegneria.

Sono entrato in SGS nel 1984, divenuta poi STMicroelectronics, e ho avuto la fortuna di lavorare in moltissimi campi, partendo dalle telecomunicazioni. Avevo intravisto il mondo digitale e chiesi al mio capo di darmi un mese per poterlo studiare e approfondire. Questo mi ha aperto a un mondo nuovo, è stata letteralmente la svolta della mia carriera.

 

Una carriera, Dr. Cremonesi, che non ha riguardato solo gli ambiti più tecnici della sua professione, ma che ha spaziato verso altre aree, dal marketing all’innovazione, fino alle più elevate posizioni manageriali. È il segno dell’ampia preparazione e della flessibilità che acquisisce un laureato in ingegneria elettronica?

Certamente. Il primo passo è stato lo spostarmi verso il marketing strategico. Da tecnico, avevo un approccio diverso, pensavo fosse un handicap e invece era una risorsa fondamentale. Ho avuto l’intuizione di acquisire una società che ci ha portato nel business dei sensori di immagine, che oggi sono una quota importante del nostro business. Sono tornato quindi al settore R&D, avendo acquisito un know-how diversificato. Qualche anno fa sono infine diventato Chief Innovation Officer della società. Abbiamo iniziato in anticipo rispetto al mercato ad investire su intelligenza artificiale e Internet of Things, e su questo abbiamo costruito la nostra strategia, partendo dalla Ricerca di sistema fino ad arrivare alle componentistica integrata.

 

Lei è anche l’artefice di una nuova metodologia, interna all’azienda, con cui fare innovazione.

Sto applicando un modello che sembra essere molto innovativo, con due principi fondamentali: primo, un’organizzazione deve avere un po’ di disorganizzazione, il caos va coltivato, altrimenti non si fa innovazione; il secondo principio riguarda l’adozione di un modello molto nested nell’azienda, che si chiama Network Organization, basato su leadership e competenze: di fronte a un’opportunità, ci si confronta tra esperti e si stabiliscono i leader che la possono portare avanti. L’innovazione si fa a rete, mentre l’esecuzione è più verticale. Penso che per i giovani, questo sia molto eccitante, soprattutto per i futuri imprenditori che vogliono far parte di questa rete di innovazione.

 

Qual è la sua visione per promuovere l’istruzione STEM in Italia, in particolare in ingegneria elettronica?

Il ruolo delle STEM è fondamentale perché forma figure poliedriche. La promozione dell’istruzione STEM è vitale non solo per colmare il gap di competenze tecniche ma per formare la nuova classe dirigente senza la quale il Paese non potrà competere globalmente. Dobbiamo dominare le nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, piuttosto che subirle. La mia visione include un forte collegamento tra le scuole, le università, le imprese e le istituzioni per creare un ecosistema che valorizzi le competenze STEM e incoraggi i giovani a intraprendere queste carriere, riconoscendo l’importanza del loro contributo al futuro della nazione. Chi accede a queste lauree sarà fra gli artefici del futuro. Il futuro della nazione parte proprio dalle discipline STEM. È chiaro che la società civile deve dare opportunità a queste persone, e non lasciarle andare all’estero per potersi affermare o semplicemente per vedere riconosciute le proprie capacità, ad esempio.

 

Quali azioni concrete mette in campo STMicroelectronics verso la promozione delle STEM?

Abbiamo iniziato a lavorare direttamente fin dalle scuole superiori, creando laboratori e organizzando competizioni che collegano gli studenti con il mondo reale dell’ingegneria e dell’innovazione. Questo non solo stimola l’interesse per l’elettronica e l’informatica ma aiuta anche gli studenti a comprendere il legame tra tecnologia e business, incoraggiando l’imprenditorialità e la creazione di startup.

Ho incontrato studenti che volevano creare una startup. È stato bello vedere che non si è parlato solo di tecnologia ma anche di business, delle difficoltà, della capacità di connettere i punti, con professori fantastici che li accompagnavano. Per loro è importantissimo incontrare aziende, proteggere la proprietà intellettuale, rimediare fondi. Questi possono diventare gli imprenditori di domani.

 

Spesso l’ingegneria elettronica e l’ingegneria informatica vengono viste come alternative, come due “competitor”. Lei che idea ha su questo?

Se ci sono due settori che sono estremamente uniti e si compenetrano a vicenda, sono l’informatica e l’elettronica. La crisi dei semiconduttori di un paio di anni fa ha reso evidente che per raccogliere ed elaborare la quantità immensa di dati che stiamo accumulando, servivano sempre più circuiti integrati e che i semiconduttori erano i veri abilitatori della innovazione. Per capire e dominare questo mondo servono entrambe le competenze. Noi in azienda assumiamo ingegneri informatici e ingegneri elettronici. Avere entrambe le competenze è sicuramente un valore aggiunto.

 

Il problema della STEM non riguarda solo il mondo dell’istruzione, ma serve l’impegno di più attori che lavorino in sinergia per definire le scelte strategiche del sistema Paese.

Sì, è proprio così. Penso che le imprese debbano avere ambizione; senza ambizione, le aziende non possono competere. L’ambizione deve essere supportata da una visione e abilitata da investimenti. Le istituzioni devono supportare l’investimento, devono essere flessibili ed efficienti e devono avere visioni di medio-lungo termine. Per fare questo servono competenze, ma la politica a livello mondiale nasce da percorsi diversi rispetto a quelli scientifico-tecnologici e quindi non conosce queste nuove tecnologie. E qui servono le associazioni come la Società Italiana di Elettronica che possono fornire competenze e classe dirigente alla politica. L’evoluzione sarà così veloce che anche le aziende stesse faranno fatica a stare al passo.

 

Quali sono, dunque, le principali sfide che l’Italia deve affrontare per rilanciare le lauree STEM?

Una delle principali sfide è cambiare la percezione delle carriere ingegneristiche e scientifiche, valorizzandole come fondamentali per il progresso e l’innovazione del Paese. Dobbiamo anche rivedere il sistema di retribuzione per riflettere il valore reale delle competenze STEM e migliorare la formazione nelle soft skill, come la comunicazione e la leadership, che sono essenziali per il successo in questi campi.

 

Quali consigli ha per i giovani che si affacciano per la prima volta a un percorso di studi in STEM?

Il mio consiglio è di seguire la propria passione con curiosità e apertura mentale. Le carriere STEM offrono l’opportunità unica di essere al fronte dell’innovazione e di contribuire attivamente al futuro della nostra società. È un percorso che richiede impegno, ma è estremamente gratificante e apre infinite possibilità di carriera.