Intervista a Paolo Pavan e Stefania Campopiano, neoeletti alla guida della Società Italiana di Elettronica.
La Società Italiana di Elettronica (SIE) ha recentemente rinnovato il proprio direttivo e visto l’elezione di un nuovo presidente, Paolo Pavan, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e di una nuova vicepresidente, Stefania Campopiano, dell’Università di Napoli “Parthenope”. Con uno scenario in continua evoluzione e un crescente bisogno di ingegneri elettronici, il nuovo direttivo si pone l’obiettivo di affrontare sfide cruciali per il settore e di rafforzare le relazioni con le istituzioni che possono contribuire a ravvivare l’interesse per l’elettronica e per gli studi in elettronica. Il loro insediamento vuole anche dare continuità al lavoro svolto dal presidente che li ha preceduti, Ernesto Limiti (che abbiamo già intervistato qui), il quale ha avuto il merito di introdurre importanti innovazioni, a partire dalla promozione dell’elettronica in Italia.
L’elettronica al centro del sistema Paese
Il settore dell’elettronica in Italia sta attraversando una fase di grande trasformazione. Da una parte, la domanda di ingegneri elettronici è in costante aumento, trainata dall’evoluzione tecnologica in campi come l’intelligenza artificiale, la robotica, la transizione ecologica, la strumentazione anche biomedica e la corsa allo spazio. Dall’altra, il numero di laureati in ingegneria elettronica non cresce abbastanza, con un conseguente divario tra domanda e offerta di professionisti qualificati. Questa situazione ha spinto la Società Italiana di Elettronica (SIE) a intraprendere azioni concrete, ponendo la promozione della disciplina al centro del proprio mandato.
Come è emerso da un’indagine condotta proprio dall’Associazione, ogni anno le aziende italiane richiedono più di 2300 ingegneri elettronici, ma il numero di laureati disponibili è meno della metà. “È evidente che dobbiamo agire per rendere l’elettronica più attrattiva, e questo processo deve partire da molto prima rispetto all’attuale focus sull’orientamento universitario. Dobbiamo coinvolgere le famiglie e rendere chiaro che l’ingegneria elettronica è una professione con enormi prospettive per il futuro” spiega Paolo Pavan, neo-eletto presidente della SIE.
Uno dei punti salienti della strategia del consiglio direttivo della SIE, iniziata già con il precedente mandato, sarà proprio una grande campagna di comunicazione. “Il nostro obiettivo non è semplicemente orientare gli studenti alla fine del loro percorso scolastico, ma fare promozione in senso più ampio, spiegando a tutti cosa significa essere un ingegnere elettronico e quale impatto ha sull’innovazione tecnologica”, prosegue Pavan. La miniaturizzazione dei dispositivi e l’ascesa dell’informatica hanno in parte oscurato il ruolo chiave dell’elettronica, che spesso viene percepita come una disciplina di nicchia, tecnica e astratta. “In realtà, senza l’elettronica non esisterebbero tutte le tecnologie che oggi consideriamo fondamentali, dagli smartphone alle automobili, dai robot industriali ai dispositivi medici”.
Il divario tra domanda e offerta di ingegneri elettronici
Il problema della carenza di ingegneri elettronici non è recente, ma ha raggiunto livelli critici negli ultimi anni. Secondo i dati raccolti dalla SIE, ogni anno si laureano circa 1000 ingegneri elettronici, mentre le aziende italiane ne richiedono più del doppio. Questa carenza di professionisti ha un impatto diretto su settori strategici come la produzione di semiconduttori e la microelettronica, già messi a dura prova dalla recente crisi dei chip. La situazione si è ulteriormente aggravata con l’esodo di laureati italiani verso l’estero e il crescente numero di neolaureati stranieri che tornano nei loro Paesi d’origine dopo aver completato gli studi in Italia.
“Dobbiamo invertire questa tendenza e dimostrare ai giovani che l’elettronica è una scelta di carriera che offre stabilità e guadagni superiori alla media”, afferma Pavan. “Non è solo una questione di opportunità, ma anche di remunerazione: gli ingegneri elettronici guadagnano significativamente di più rispetto ai colleghi di altre specializzazioni ingegneristiche”.
La necessità di coinvolgere le donne nel settore
Oltre al problema della scarsità di laureati, la SIE deve affrontare anche un altro grande divario: quello di genere. Attualmente, solo il 16,5% dei laureati in ingegneria elettronica è donna, una percentuale che riflette un problema radicato non solo nelle discipline STEM, ma nella percezione stessa dell’ingegneria come una professione prevalentemente maschile. Stefania Campopiano, prima donna a ricoprire la carica di vicepresidente della SIE, è determinata a cambiare questa situazione. “Il divario di genere non nasce all’università, ma molto prima, già durante l’infanzia”, spiega. “È nelle scuole elementari e medie che si formano gli stereotipi che allontanano le ragazze dalle materie scientifiche. Per questo è fondamentale agire fin dall’inizio, attraverso progetti educativi mirati che coinvolgano le bambine e le loro famiglie”.
Campopiano sostiene inoltre che per incentivare la partecipazione femminile è necessario fornire esempi concreti di donne che hanno avuto successo nel campo dell’elettronica (come quello di Carmen Panepinto Zayati, che abbiamo intervistato qui). “Abbiamo bisogno di role model femminili. Dobbiamo mostrare che le donne possono eccellere in queste discipline e che l’ingegneria elettronica offre opportunità straordinarie, non solo in termini di carriera, ma anche di impatto sulla società”. La vicepresidente della SIE è convinta che, con un’azione incisiva, sia possibile aumentare il numero di ragazze che scelgono ingegneria elettronica, avvicinandosi a quella parità di genere che rappresenta ancora una sfida lontana. “Come mostrano i dati Almalaurea, c’è ancora una tendenza tra le donne a scegliere i percorsi umanistici rispetto a quelli STEM, ma i tempi sono maturi per invertire questa tendenza. In ogni ambito lavorativo, infatti, c’è bisogno del talento e delle abilità delle donne”.
Un futuro sostenuto dall’innovazione elettronica
Oltre alla carenza di ingegneri e al gender gap, l’Italia deve fare i conti con una competizione internazionale sempre più serrata. “L’elettronica è il cuore di tutte le transizioni tecnologiche che stiamo vivendo, dalla rivoluzione digitale a quella energetica. Per questo motivo, dobbiamo prepararci per affrontare le sfide che ci attendono”, afferma Pavan. Tra queste sfide c’è anche la necessità di mantenere la competitività del Paese a livello europeo e globale. “Le grandi aziende tecnologiche, come Apple, NVIDIA e Meta, stanno investendo miliardi nello sviluppo di microprocessori e componenti elettronici avanzati. In Europa, dobbiamo fare di più per non restare indietro”, aggiunge.
Un aspetto cruciale è il legame tra università e imprese. “È fondamentale che la formazione universitaria sia allineata alle esigenze del mercato del lavoro”, continua Pavan. “Collaborare con le aziende ci permette non solo di aggiornare costantemente i programmi didattici, ma anche di creare percorsi di inserimento più fluidi per gli studenti. Questo vale soprattutto per le piccole e medie imprese italiane, che spesso faticano a trovare figure professionali specializzate”. Stefania Campopiano sottolinea come l’elettronica non sia solo hardware astratto, ma una disciplina profondamente legata alla realtà quotidiana. “Dobbiamo rendere chiaro che l’elettronica non è solo nei grandi progetti tecnologici, ma anche negli oggetti di uso comune, dai nostri smartphone alle lavatrici. È una scienza che ha un impatto tangibile sulla nostra vita e sulla nostra economia”.
L’insediamento di Paolo Pavan e Stefania Campopiano alla guida della Società Italiana di Elettronica vuole contribuire al rinnovamento del settore in Italia. La loro visione, orientata a una maggiore inclusività e a una promozione capillare dell’elettronica tra i giovani e le donne, potrebbe essere una delle chiavi in grado di colmare il divario tra domanda e offerta di ingegneri elettronici nel nostro Paese. Con un impegno concreto nel valorizzare le opportunità offerte da questa disciplina e una stretta collaborazione tra università e imprese, la SIE punta a sostenere l’Italia per affrontare le sfide tecnologiche del futuro.


