Valerio Striano, laureato in Fisica con una specializzazione in Fisica Elettronica, attualmente coordina le attività di consorzio tra imprese, università e centri di ricerca come Project Manager per le attività Spazio del DAC, il Distretto Aerospaziale della Campania.
In una recente intervista per la Società Italiana di Elettronica ha raccontato della sua formazione che lo ha portato a esplorare il campo dell’optoelettronica, una disciplina emergente che si colloca al confine tra fotonica ed elettronica. Dopo un iniziale percorso formativo al CNR, ha poi proseguito con un dottorato in Ingegneria Elettronica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
“Ho conseguito un dottorato industriale, realizzato in collaborazione con l’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del CNR, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’azienda Carlo Gavazzi Space, oggi OHB Italia. Il mio lavoro era al confine tra ottica ed elettronica, con un focus particolare sullo sviluppo di sistemi sensoristici”.
Concluso il dottorato, Valerio Striano si è trasferito a Bologna e poi a Milano, per lavorare presso la Carlo Gavazzi Space, iniziando un percorso nel settore della ricerca e sviluppo. Ha ricoperto il ruolo di responsabile tecnico-scientifico per l’R&D ed è stato anche responsabile di sistema e project manager per il payload ottico di un satellite che sarà presto lanciato come parte della costellazione nazionale di satelliti IRIDE.
Durante l’intervista ha spiegato come quello spaziale sia un settore ricco di opportunità che combina discipline diverse come biologia, chimica, scienza dei materiali ed elettronica applicata ai satelliti. Il lavoro spazia, infatti, dal design del satellite allo sviluppo della strumentazione di bordo.
“Mi sono occupato di diversi ambiti, data l’ampiezza del settore, spaziando dalla sensoristica all’elaborazione dei sistemi. Nel 2020 ho ricevuto un’offerta dal Distretto Aerospaziale della Campania per ricoprire il ruolo di project manager nel settore Spazio e Difesa. Attualmente, coordino tutte le attività del settore Spazio, con un focus particolare sui dati satellitari. La mia fortuna è stata quella di essere un esperto di elettronica, un ambito cruciale per gli sviluppi che coordino e mi vedono coinvolto”.
Valerio Striano ci ha raccontato del progetto PM3, concluso da poco, focalizzato sullo sviluppo di un satellite modulare dotato di interfacce avanzate per la comunicazione e il trasferimento di potenza contactless. Per raggiungere questo obiettivo, sono state progettate schede elettroniche dedicate al trasferimento di dati e potenza senza contatto, richiedendo lo sviluppo di soluzioni tecnologiche estremamente sofisticate. Il progetto ha coinvolto numerosi partner che hanno collaborato alla realizzazione del mock-up del satellite, con un’attenzione particolare all’elettronica di bordo.
“Un elemento cruciale del lavoro è stata la capacità di analizzare, strutturare e schematizzare problemi complessi, oltre a interfacciarsi efficacemente con diverse realtà: aziende, enti di ricerca e università, spesso caratterizzati da approcci tecnici e linguaggi differenti. Questo tipo di coordinamento è essenziale per un settore che richiede una forte interdisciplinarità”.
Cosa consiglia ai futuri ingegneri elettronici dello spazio?
“Puntare sulla curiosità è fondamentale, soprattutto oggi, in un momento in cui il settore aerospaziale è sotto i riflettori. Ma è importante andare oltre l’aspetto scenografico e approfondire grazie alle moltissime risorse disponibili, come articoli, libri ed eventi organizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana – ASI e da quella europea – ESA che promuovono attività di sensibilizzazione e formazione sulle discipline legate allo spazio. I canali per entrare in contatto con questo mondo sono numerosi, dalle comunità scientifiche agli eventi. L’aspetto chiave è sfruttare la curiosità per approfondire e informarsi. Il passo successivo è scegliere un percorso di studi universitari, come ingegneria elettronica, che combina teoria e pratica. Questa disciplina offre competenze fondamentali, come realizzare PCB o lavorare con dispositivi logici programmabili, abilità indispensabili per chi vuole intraprendere una carriera nello spazio”.
Valerio Striano spiega che quello aerospaziale non è un settore facile, ma è estremamente affascinante. Il primo passo è proprio quello di documentarsi partecipando, per esempio, ai Public Day degli eventi di settore, come il Congresso Internazionale dell’Astronautica – IAC, che quest’anno si è tenuto a Milano, un’occasione imperdibile. Questi eventi, oltre a essere suggestivi, sono un’ottima occasione per appassionarsi e imparare.
“Come DAC collaboriamo spesso con aziende e università per promuovere il settore. Il 16 dicembre celebreremo la Giornata Nazionale dello Spazio: un’opportunità per parlare di spazio anche a chi non lo conosce. Un modo per avvicinarsi è apprezzare la bellezza dei dati satellitari, che rappresentano un primo approccio al tema”.
Perché ancora pochi ingegneri elettronici?
“Mi sorprende, perché l’ingegneria elettronica dovrebbe essere una disciplina affascinante. Probabilmente, però, è ancora percepita con una visione un po’ classica. Ho avuto esperienza con persone che hanno lavorato nel campo dell’optoelettronica, così come nell’elettronica classica, e anche io trovo difficile trovare professionisti con le competenze di base dell’elettronica. È difficile da spiegare, ma sicuramente c’è stato un grande boom dell’informatica e del web, che ha attirato molti verso questi settori, ma l’elettronica è ancora essenziale, anche per il mondo dell’informatica. Inoltre, l’intelligenza artificiale ha avuto un impatto decisivo, ma senza l’elettronica, nemmeno l’AI potrebbe esistere”.
Valerio Striano sottolinea che il settore aerospaziale è noto per la sua natura conservativa, con procedure certificate e validate nel corso degli anni, che continuano a essere seguite e rappresentano il frutto di un’esperienza internazionale consolidata. Dal punto di vista pratico, non ci si aspettano grandi cambiamenti nel futuro prossimo, ma un’evoluzione significativa si avrà nel campo dell’elettronica a bordo dei satelliti. Grazie all’intelligenza artificiale, infatti, sarà possibile trasferire molte delle operazioni che oggi vengono gestite a terra direttamente sui satelliti, consentendo di eseguire calcoli e prendere decisioni autonomamente, riducendo la necessità di inviare comandi dalla Terra. Anche la comunicazione ottica sarà di grande interesse nei prossimi anni, grazie alla capacità di trasmettere dati in modo sicuro e veloce tra la Terra e i satelliti e viceversa.
“Il fatto che ci siano poche donne nell’ingegneria elettronica è un problema culturale e accade anche nel settore aerospaziale. Le scienze tendono, invece, a essere più aperte, mentre l’ingegneria soffre ancora di questo divario. Ripensando alla mia esperienza personale, sono tornato al Sud con l’obiettivo di costruire opportunità per le giovani e i giovani, affinché possano mettere a frutto le loro competenze nei nostri territori. Mi auguro che questo approccio venga apprezzato dalle nuove generazioni, per evitare che regioni ricche di risorse e spirito di intraprendenza perdano questo enorme potenziale umano”.


