La professoressa Antonella Iachino, ingegnera elettronica e docente presso l’Istituto Tecnico Tecnologico Panella-Vallauri di Reggio Calabria, conosce da vicino la scarsa consapevolezza che molti giovani hanno riguardo all’importanza, alle sfide e alle enormi potenzialità che un percorso di laurea in ingegneria elettronica potrebbe loro aprire. È una sfida che incontra quotidianamente nel suo lavoro e sulla quale si impegna con passione. L’abbiamo incontrata in occasione di una recente intervista per la Società Italiana di Elettronica, durante la quale abbiamo approfondito insieme le criticità, le possibili soluzioni e il ruolo della scuola nel far conoscere l’elettronica e avvicinarla alle nuove generazioni.
“Oggi molti studenti scelgono l’indirizzo informatico, spesso senza rendersi conto che l’informatica stessa non potrebbe esistere senza l’hardware che la sostiene. È un problema di comunicazione che nasce a monte e che finisce per far sottovalutare la centralità dell’elettronica e delle competenze che richiede. Nel mio lavoro di insegnante vedo chiaramente quanto sia importante continuare a investire su percorsi formativi inclusivi e capaci di valorizzare il ruolo dell’elettronica nel mondo contemporaneo, un ruolo che rimane fondamentale nonostante sia spesso poco riconosciuto”.
La professoressa Iachino è arrivata all’università dopo il liceo, spinta dalla curiosità verso un mondo per lei completamente nuovo: non aveva mai studiato elettronica, ma ne era profondamente affascinata. Durante il dottorato ha iniziato a maturare un forte interesse per l’insegnamento e, grazie a un concorso bandito subito dopo il conseguimento del titolo, ha potuto avviare la carriera da docente.
In che modo essere un’ingegnera ha influenzato il suo modo di insegnare?
“La mia formazione da ingegnera mi porta a guardare all’insegnamento in modo molto pratico, con continui riferimenti alle applicazioni reali e al mondo del lavoro. Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di essere referente di una rete di scuole con focus sulla meccatronica, osservando da vicino ciò che il settore produttivo richiede ai giovani tecnici di oggi. Il nostro istituto è anche ente di riferimento per la Fondazione ITS Academy che opera nel campo dell’efficientamento energetico, un ambito strettamente connesso alle discipline che insegniamo. Ho avuto modo di tenere lezioni all’interno dei corsi ITS e di progettare, grazie ai finanziamenti del PNRR, laboratori avanzati che oggi si trovano fisicamente nella nostra scuola. Sono spazi e attrezzature di ultima generazione, utilizzati dagli studenti dell’istituto al mattino e dagli allievi dell’ITS nelle ore serali. Abbiamo fortemente voluto questi laboratori perché l’elettronica è cambiata rispetto a quella che studiavamo all’università: per questo abbiamo integrato nei nostri percorsi elementi di robotica, cobot, automazione industriale e tutte le tematiche dell’industria 4.0. Le aziende cercano queste competenze e disporre di strumenti aggiornati ci permette di formare studenti pronti per il mondo del lavoro”.
La professoressa Iachino ha sottolineato quanto sia importante che la scuola offra ai ragazzi la possibilità di andare ovunque, senza sentirsi vincolati al territorio, soprattutto quando il tessuto produttivo è limitato.
“La scuola deve lavorare anche sullo sviluppo di uno spirito imprenditoriale e sull’apertura internazionale. Personalmente, collaboro con diversi colleghi ai progetti Erasmus e la mia formazione ingegneristica mi ha aiutata molto nella fase di progettazione delle attività: mi ha dato un metodo schematico e chiaro per definire obiettivi e risultati. All’inizio le famiglie e gli studenti erano titubanti, ma al loro rientro hanno raccontato quanto quell’esperienza li avesse arricchiti. Hanno compreso il valore di vivere in un contesto familiare diverso dal proprio e di imparare a gestirsi in autonomia. Sono competenze umane e professionali che non si acquisiscono in laboratorio, ma che completano la formazione del tecnico moderno”.
Quali sono le difficoltà che si incontrano nell’avvicinare i giovani allo studio delle materie STEM?
“Avvicinare i giovani alle materie STEM non è semplice: spesso questi percorsi vengono percepiti come difficili, lontani dalla quotidianità o riservati solo a chi “si sente portato”. Per anni una delle difficoltà maggiori è stata la mancanza di laboratori, perché senza strumenti moderni diventa complicato far capire ai ragazzi quanto queste discipline siano concrete, attuali e richieste dal mondo del lavoro. La situazione è migliorata con i fondi PNRR, che ci hanno permesso di rinnovare il parco macchine e gli spazi didattici. Nel nostro istituto sono presenti diversi indirizzi dell’area tecnologica: chimica, sistema moda, meccanica, informatica, elettronica ed elettrotecnica, grafica; tutti oggi molto richiesti dal sistema produttivo nazionale. I nuovi laboratori stanno facendo la differenza: consentono ai ragazzi di sperimentare, progettare e vedere risultati reali che sono fondamentali per avvicinarli alle STEM. Stiamo continuando questo processo di rinnovamento e partecipiamo anche ai campus laboratoriali, lavorando in sinergia con altre scuole e con il territorio per costruire una filiera formativa sempre più solida e attrattiva”.
Perché è ancora così difficile coinvolgere le ragazze nello studio delle discipline STEM?
“La scarsa presenza femminile nel settore dell’ingegneria elettronica è un fenomeno che conosco bene, avendolo vissuto personalmente fin dai tempi degli studi universitari, e che continuo a osservare ogni anno nelle aule della scuola. Nell’immaginario collettivo, l’elettronica è ancora spesso percepita come una disciplina “maschile”, e scardinare questo stereotipo richiede numerosi sforzi. Quando entro in una nuova classe, so già che probabilmente troverò quasi solo ragazzi. Inserire ragazze nel triennio di elettronica resta una sfida ed è per questo motivo che abbiamo voluto aprire la nostra scuola al genere femminile. Inizialmente qualche ragazza si vedeva solo nei corsi di chimica, così abbiamo pensato che grafica e sistema moda potessero essere più appetibili per le ragazze. Anche le famiglie sono frenate e le ragazze vivono con timore l’approccio a questi studi. Introducendo questi indirizzi abbiamo superato l’ostacolo, ma è rimasta la settorializzazione. Sistema moda è prettamente femminile e meccanica maschile.
L’orientamento scolastico è una fase cruciale per avvicinare i giovani alle materie STEM e far loro comprendere le reali opportunità professionali. Bisogna mettere in campo strategie utili soprattutto per coinvolgere le ragazze e far conoscere il lavoro degli ingegneri elettronici. Il suo approccio unisce attività pratiche, collaborazione con le aziende, vicinanza alle famiglie e collegamento con l’università.
“Le famiglie rispondono generalmente in modo positivo: sono aperte e desiderano offrire ai propri figli tutte le opportunità possibili. Ci sono ancora alcuni genitori che vivono il percorso scolastico dei figli in maniera più distaccata, legato spesso a fattori socio-economici, ma questo fenomeno è in diminuzione. L’adesione alle attività proposte è comunque alta, i ragazzi partecipano con interesse e riportano quanto appreso ai coetanei e in famiglia, creando un circolo virtuoso molto positivo”.
Cosa consiglia alle nuove generazioni?
“Consiglio di sperimentare percorsi di internazionalizzazione e di andare oltre i confini del proprio contesto per scoprire cosa il mondo ha da offrire. Conoscere altre realtà permette di tornare più consapevoli, con una visione chiara di ciò che si può fare partendo dal proprio territorio. Il confronto con gli altri aiuta a capire come interfacciarsi con situazioni diverse, riconoscendo sia ciò che ci accomuna sia ciò che ci differenzia. Questa fase della vita è fondamentale perché si stanno costruendo le basi per il futuro, e fare esperienze di confronto e apertura consente di acquisire maggiore consapevolezza nelle proprie scelte. È importante dare fiducia e incoraggiamento: i ragazzi oggi sono più fragili e hanno bisogno di sentirsi sostenuti, non per risolvere i problemi al loro posto, ma per avere il supporto necessario a prendere decisioni in autonomia”.


