La Società Italiana di Elettronica ha incontrato il Prof. Luciano Scaltrito e il Prof. Sergio Ferrero, entrambi ingegneri elettronici e docenti del Politecnico di Torino, per raccontare il progetto SiCPIC (Silicon Carbide Photonic Integrated Circuit Doctoral Network) che contribuirà a formare i prossimi esperti della microelettronica.
Il Prof. Luciano Scaltrito, docente presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia, si definisce “ingegnere nell’animo” molto prima di diventare professore.
“Ho sempre desiderato inventare delle cose. A dieci anni giocavo con le riviste di elettronica, andavo a comprare i componenti e costruivo dispositivi. Questa passione mi ha spinto a studiare ingegneria elettronica. Il mio percorso mi ha permesso di realizzare il sogno di diventare un ingegnere, ma anche di accompagnare i giovani a scoprire questo mondo”.
Una strada diversa quella del Prof. Sergio Ferrero, collega e compagno di viaggio nel progetto europeo SiCPIC.
“Da bambino non volevo fare l’ingegnere elettronico: volevo scrivere. Poi le strade cambiano. Mi sono appassionato alla matematica, alla fisica e soprattutto all’elettromagnetismo e alle sue applicazioni. Dopo la laurea in ingegneria elettronica, ho cominciato il mio percorso all’università che mi ha portato anche a insegnare fisica proprio agli studenti del secondo anno del corso di laurea in ingegneria elettronica. Ho condiviso con il collega Scaltrito questo percorso e abbiamo compreso quanto fosse importante avvicinare il mondo accademico, quello industriale e i giovani, che oggi purtroppo si allontanano dalle discipline STEM”.
L’elettronica e l’integrazione eterogenea
Il progetto SiCPIC inizierà a gennaio 2026 ed è finanziato nell’ambito di Horizon Europe – Marie Skłodowska-Curie Actions. Il Politecnico di Torino è tra i protagonisti, insieme a università e centri di ricerca della Danimarca, Germania, Francia, Svizzera e altre aziende leader come SPEA, Ignis Photonyx, Neoplas Control e Corial.
Il Prof. Scaltrito, responsabile scientifico per il Politecnico, descrive SiCPIC come l’evoluzione naturale di un percorso iniziato qualche anno fa:
“È un progetto che affonda le sue radici nel 2019, quando insieme all’Università di Copenaghen abbiamo presentato SiComb: ‘SiC’ come silicon carbide e ‘comb’ come ‘pettine’, perché l’obiettivo era sviluppare un moltiplicatore di frequenza su guida ottica in carburo di silicio. Il progetto è stato finanziato, ognuno ha contribuito con le proprie competenze alla costruzione del dispositivo e si è concluso con successo nel maggio 2024. Nel frattempo abbiamo avanzato una nuova proposta Marie Curie: SiCPIC, dove ‘SiC’ sta per silicon carbide e ‘PIC’ per Photonic Integrated Circuit. L’idea è stata quella di ispirarsi alle strategie adottate da grandi aziende come Intel o Apple, che da tempo sviluppano tecnologie avanzate di integrazione in package. Parliamo della cosiddetta integrazione eterogenea, un approccio che permette di combinare semiconduttori diversi all’interno di un unico package, interconnettendoli in modo estremamente efficiente. Un ulteriore beneficio è l’ecosostenibilità: grazie all’integrazione eterogenea, infatti, i volumi dei dispositivi possono ridursi fino al 60%, con un impatto positivo sull’ambiente e sull’efficienza produttiva. Su questa base abbiamo costruito un progetto di dottorato che formerà 15 giovani ricercatori: per tre anni ruoteranno tra i vari gruppi partner, condividendo competenze e lavorando a tecnologie di progettazione di dispositivi optoelettronici e alla loro integrazione eterogenea, fino alla realizzazione di veri e propri sistemi in package. Si tratta di capacità oggi molto richieste dall’industria, perché consentono di ridurre in modo significativo i costi della microelettronica. Creare cultura e competenze in questo ambito è quindi fondamentale.
Il Prof. Ferrero sottolinea quanto questo progetto sia importante per i dottorandi non solo dal punto di vista professionale ma anche personale:
“È un progetto straordinario. I dottorandi vivranno esperienze in Paesi e contesti diversi dove riceveranno non solo una formazione scientifica e tecnica molto significativa, ma anche un arricchimento personale. Parliamo di un settore che oggi offre moltissime opportunità e ha una domanda crescente di specialisti”.
Gli studenti trascorreranno parte del loro percorso al Chilab–ITEM del Politecnico di Torino, sotto la guida del prof. Scaltrito, del prof. Ferrero e delle dottoresse Valentina Bertana e Giulia Mossotti, entrambe ricercatrici del Politecnico. Entro la fine del 2026 i dottorandi saranno operativi e il prof Scaltrito ha anticipato che entro la conclusione del progetto è ragionevole aspettarsi le prime linee pilota.
Il percorso formativo del progetto SiCPIC
Alla base del progetto SiCPIC c’è, dunque, l’intenzione di formare specialisti in grado di fronteggiare le necessità del settore.
Il prof. Scaltrito ha spiegato: “L’elettronica corre verso l’infinitamente piccolo. Abbiamo già raggiunto i 2 nanometri; le prossime sfide riguardano la possibilità di raggiungere le dimensioni dell’atomo. Per spingere oltre la miniaturizzazione bisogna aggiungere una nuova dimensione e l’integrazione eterogenea lo consentirà. Inoltre, nel progetto SICPIC testeremo l’applicabilità del SiC, uno dei materiali più promettenti nel campo delle telecomunicazioni ma servono professionisti in grado di farlo”.
Entrambi i docenti convergono su un punto fondamentale del momento: i giovani percepiscono l’informatica, ma non l’elettronica che la rende possibile.
“Sono attratti dallo smartphone, ma non da ciò che lo fa funzionare. Viene raccontata l’informatica, ma non l’elettronica che la sorregge. Se non facciamo toccare con mano la tecnologia, non potremo affascinarli”.
E il prof. Ferrero ha aggiunto:
“Al Politecnico il numero di studenti iscritto a ingegneria elettronica è calato in modo significativo negli anni. Chi sceglie questa strada però ha un ventaglio di opportunità enorme. E per colmare il divario bisogna iniziare presto, nelle scuole primarie, e lavorare ulteriormente sulla presenza femminile, che, seppur in crescita, deve essere ulteriormente rafforzata”.
Il progetto SiCPIC, che guarda all’Europa ma radica le sue fondamenta a Torino, rappresenta una delle iniziative più promettenti per costruire una filiera solida, innovativa e autonoma nel settore dei semiconduttori. La rivoluzione della microelettronica, infatti, non è fatta solo di materiali innovativi come il carburo di silicio o di processi sempre più miniaturizzati. È fatta di persone: ricercatori, docenti, dottorandi, aziende e soprattutto giovani da educare e coinvolgere. E soprattutto deve lavorare sul territorio, con iniziative dedicate ai giovanissimi.
“Abbiamo creato un’associazione, CHIHUB, che fa formazione dai 13 anni al diploma. Quando i ragazzi toccano l’elettronica con mano, non la abbandonano più. Bisogna entrare nelle scuole, essere presenti”, ha sottolineato il prof. Scaltrito.
Il prof. Ferrero conclude: “Vogliamo accelerare la rivoluzione tecnologica formando la prossima generazione di esperti. Senza persone competenti, nessuna innovazione può esistere davvero”.


